Si lascia una strada trafficata (Massagno è un po' il prolungamento di Lugano a nord, oltra la stazione ferroviaria) e si entra in un altro mondo. Bastano pochi passi sotto il pergolato di uva fragola e ci si trova in un giardino con palme, camelie, limoni, gelsomini. Una gran calma, il lago sullo sfondo, con la bella stagione si mangia fuori. Da ricordare un paio di cose, già scritte nelle scheda: il locale apre solo la sera ed è indispensabile la prenotazione. Inoltre, non si accettano carte di credito.
Nell'800 qui c'era un grotto, negli anni Sessanta Ezio Foletti e la moglie Margherita lo trasformarono in un delizioso albergo d'atmosfera (un due stelle, con piscina), facendo del ristorante un punto di forza. Lui sostenitore della cucina locale, lei di quella indonesiana e giapponese.
Ai fornelli ora c'è Wanda, figlia d'arte in un certo senso, il cui interesse per i fornelli s'è ravvivato frequentando a Crissier il mitico Frédy Girardet. Fa cucina borghese del dì di festa, con largo uso di foglie, fiori, aromi e accostamenti leggeri (filetto di trota affumicata con yogurt e menta), ora più rilevati (trofie al pesto d'aglio ursino), ora tradizionali (risotto allo zafferano, ma anche al nostralino, il vinello che si ricava dalla vite americana, o alle varietà di timo che crescono nell'orto, buone anche sui filetti di persico), e ora no: strudel di cetrioli e aneto.
Altre proposte: bocconcini di vitello al dragoncello, capretto al forno, coniglio al limone. Deliziosi dessert, definibili «di madre in figlia»: prugne calde con gelato e sfogliatina di prugne, mousse di albicocche e di uva fragola, torta di lamponi, panna cotta ai fiori di sambuco. Tutto maison, come il nocino e la grappa. Soddisfacente carta dei vini, incentrata su etichette ticinesi, e bel garbo nel servizio.
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Villa Selva |
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